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15. settembre 2021

Il settore medtech lancia un segnale di cessato allarme

Da fine maggio l’Unione europea non riconosce più l’equivalenza della legislazione svizzera in materia di dispositivi medici – in violazione di tutti i precedenti accordi. Ecco perché la «NZZ» aveva avvertito il settore che il rifiuto dell’accordo quadro avrebbe comportato conseguenze immediate. Il rischio sarebbe un trasferimento dei posti di lavoro nell’UE. Ma nella rivista «Nebelspalter» Alberto Siccardi, presidente di Medacta, un’azienda produttrice di protesi di ginocchio e d’anca con 1200 collaboratori, avanza un’obiezione: «A medio e a lungo termine, l’accordo quadro avrebbe comportato soltanto un peggioramento delle condizioni quadro qui in Svizzera.» Secondo l’associazione di categoria Swiss Medtech, soltanto un dispositivo su dieci non è ancora certificato nell’UE. SQS, l’unico organismo di certificazione rimasto in Svizzera, con clienti di piccole e medie dimensioni, ha fatto osservare che non sono mai stati segnalati blocchi dei prodotti alla frontiera. SQS intende aprire una filiale a Costanza, al fine di emettere certificazioni per il settore di tecnologia medica. A sua volta, Medacta due anni fa ha deciso di far certificare i propri dispositivi direttamente nell’UE secondo la nuova regolamentazione. Il gruppo collabora con diversi organismi di certificazione UE. Infatti, gli manca soltanto un rappresentante sul territorio dell’Unione; ma trovarlo non sarà un problema, perché nell’UE ce ne sono tanti. Non importa su quale mercato l’impresa operi: una certificazione comporta sempre dei costi che vanno calcolati.

18. agosto 2021

Nuova analisi: questi sono i veri motivi per la fine dell’accordo quadro

Da quando il Consiglio federale ha deciso di non firmare l’accordo quadro con l’UE, i rappresentanti dell’UE non hanno perso l’occasione di fare pressione sulla Svizzera. autonomiesuisse ritiene perciò importante non intraprendere azioni affrettate, bensì considerare sobriamente le ragioni del rifiuto dell’accordo. A questo proposito, il Dr. iur. Richard Wengle, membro di autonomiesuisse, ha scritto una nuova analisi in una forma facilmente comprensibile. Questa dimostra che le tanto discusse questioni controverse come la protezione dei salari, la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE e la Corte di giustizia dell’Unione europea rappresentavano solo la punta dell’iceberg. I problemi centrali dell’accordo risiedevano nell’organizzazione unilaterale dell’accordo stesso a favore dell’UE, nei rischi dell’adozione «dinamica» dei diritti e nell’incertezza giuridica derivante dalle numerose lacune presenti nell’accordo. Inoltre, le conseguenze delle norme UE sugli aiuti di Stato assomigliavano a un «vaso di Pandora». L’analisi rivela inesorabilmente che le restrizioni alla democrazia sarebbero andate ben oltre quanto discusso politicamente e pubblicamente. Per far conoscere i risultati a un vasto pubblico, autonomiesuisse ha rilasciato un comunicato stampa. L’intero studio è ora disponibile gratuitamente su: www.dokustelle-rahmenabkommen.ch.

26. luglio 2021

Il settore medtech capovolge la situazione: le misure dell’UE non sono ammissibili

Non appena il Consiglio federale ha fatto saltare l’accordo quadro con l’UE, l’Unione europea è subito tornata alla carica. Lo stesso giorno quest’ultima ha disposto l’invalidità della certificazione svizzera per i prodotti di tecnologia medica. In Svizzera esistono circa 350 aziende attive nel settore medtech. Finora sono 54 le ditte colpite dalla modifica della prassi imposta dall’Unione europea e che adesso si dovranno ricertificare per poter esportare nell’UE anche in futuro. Ma il settore di tecnologia medica, anziché lamentarsi, ha deciso di prendere in mano la situazione, come spiega il Tages-Anzeiger. Dopo aver consultato l’associazione di categoria Swiss Medtech, Medtech Europe ha incaricato lo studio legale Sidley Austin di eseguire una perizia. Ed ecco qua che questa ha messo a nudo una violazione da parte dell’UE delle normative vigenti su addirittura tre fronti; la decisione dell’Unione europea violerebbe infatti il diritto comunitario nonché il diritto dell’OMC e lo specifico accordo sull’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio («Mutual Recognition Agreement», MRA) nel settore medtech. Per di più, l’Unione europea non ha mai annullato l’MRA. I legali suggeriscono quindi di intraprendere un’azione legale contro le misure dell’UE. Il Consiglio federale avrebbe diverse possibilità per intervenire contro il discutibile comportamento dell’Unione europea, ha spiegato Daniel Delfosse di Swiss Medtech, come riportato nell’articolo della stampa. Il settore inoltre mira a non limitarsi semplicemente ad accettare la decisione dell’UE (anche in vista di future decisioni che potrebbero colpire altri settori dell’economia). Secondo Delfosse la perizia eseguita ha già dimostrato la sua efficacia: «La Commissione europea ha dato istruzioni ai suoi Stati membri di non trattenere più i prodotti svizzeri alla dogana.» 

13. luglio 2021

Aperta al mondo o eurofila – questa è la vera domanda

Dopo la fine dell’accordo quadro arriva la prossima discussione politica. L’UE vuole mantenere la pressione sulla Svizzera con il suo boicottaggio dell’accordo sugli ostacoli tecnici al commercio, scrive Dominik Feusi nella rivista «Nebelspalter». I sostenitori dell’UE stanno usando questo per la loro campagna propagandistica. Allo stesso tempo «qualsiasi miglioramento, per quanto piccolo, delle condizioni quadro in Svizzera» porterà all’economia svizzera, soprattutto anche alle PMI, più di qualunque cosa che l’UE abbia mai promesso. L’ambasciatore dell’UE Petros Mavromichalis è andato dritto al punto: la Svizzera può scegliere solo tra l’adesione all’UE, l’adesione allo SEE e fondamentalmente gli stessi accordi quadro. In alternativa vi sarebbe solo il libero scambio. Perché per l’UE la via bilaterale è finita, come constata Feusi: o la Svizzera «si concentra sul mercato interno dell’UE o rimane aperta al mondo». Questo significherebbe che potrebbe avere più senso rifinire le condizioni quadro nazionali per essere competitivi a livello globale, piuttosto che concentrarsi unilateralmente sulle vendite nell’UE. Allora però non dovremmo, come propone il Consiglio federale, «adottare le norme UE come riserva per avere condizioni quadro ugualmente peggiori come nell’UE, ma deliberatamente regolamentare meno e meglio per rimanere competitivi a livello globale.» 

23. giugno 2021

L’accordo quadro non avrebbe alcuna possibilità alle urne

Il Consiglio federale ha negoziato l’accordo quadro con l’UE senza una votazione popolare – e poi lo ha affondato. Un sondaggio condotto dall’istituto di ricerca sociale e di mercato Link su 1386 persone ha rivelato che una grande parte delle svizzere e degli svizzeri è favorevole alla decisione del Consiglio federale. L’attuale accordo quadro non è stato in grado di ottenere la maggioranza dei consensi, come riferisce il «Blick». Poco meno della metà degli intervistati (49%) accoglie con favore il fatto che il Governo abbia interrotto i negoziati con Bruxelles. Solo il 33% se ne rammarica. In una votazione popolare, solo il 26% avrebbe approvato l’accordo, mentre il 43% avrebbe detto di no. Colpisce il fatto che circa una persona su tre non sapesse come rispondere. Secondo il co-autore dello studio Georg Lutz, professore di politica all’Università di Losanna, questo dimostra che, in una tematica così complessa, la popolazione è incerta. Sorprendono i risultati così evidenti, soprattutto perché un sondaggio dell’istituto di ricerca GFS Bern aveva rivelato che il 64% sarebbe stato a favore del trattato. A cosa si deve questa clamorosa differenza? Allora, l’istituto di ricerca, in linea con i dettami del suo cliente Interpharma, aveva formulato domande vaghe e suggestive che si soffermavano esplicitamente sugli aspetti positivi dell’accordo quadro, nascondendo però gli aspetti che il Consiglio federale criticava. 

03. giugno 2021

Prof. Dott. Giorgio Behr: «Reculer pour mieux sauter»

L’accordo quadro con l’UE è saltato. Ne conseguono delle opportunità per l’economia svizzera? Questa domanda è stata posta in diretta da un ascoltatore del programma «Forum» su Radio DRS 1 il 3 giugno. L’ospite in studio, il Prof. Dott. Giorgio Behr, presidente del CdA di Behr Bircher Cellpack BBC, presidente dell’associazione industriale di Sciaffusa e co-presidente di autonomiesuisse, ha risposto affermativamente: «Più importanti di un accordo quadro con l’UE sono le condizioni quadro della Svizzera. Adesso abbiamo la possibilità di analizzare accuratamente la situazione di partenza e trovare soluzioni lungimiranti per la collaborazione con l’UE e con altre aree economiche.» È come nello sport: bisogna prepararsi affinché il salto avvenga con successo – «reculer pour mieux sauter». Behr ha inoltre chiarito alcuni malintesi. Per esempio, il nuovo regolamento UE sui dispositivi medici (MDR) interesserebbe non solo le aziende svizzere, ma anche quelle dell’UE. Inoltre, i requisiti per le ammissioni in un mercato spesso non sarebbero affatto stabiliti dallo stato, bensì da comitati normativi composti da rappresentanti dell’industria. L’interlocutrice di Behr, Kathrin Amacker, presidente di Regio Basiliensis e membro di progresuisse, ha ammesso che «sarebbe positivo se ci fossero più possibilità per la Svizzera di plasmare il futuro». Nel 60% dei casi, la Svizzera oggi si limiterebbe a recepire il diritto dell’UE. 

26. maggio 2021

La fine dell’accordo quadro apre nuove prospettive

autonomiesuisse approva la decisione del Consiglio federale di interrompere i colloqui con l’UE relativi all’accordo quadro. In un comunicato stampa, autonomiesuisse sostiene che l’accordo quadro unilaterale avrebbe violato i principi di sincerità e correttezza. La fine dell’accordo quadro, decretata dal Consiglio federale, limita innanzitutto i danni – ma non solo: offre altresì la possibilità di migliorare ulteriormente le condizioni quadro per l’economia svizzera e di riportare i rapporti con l’UE su un piano di parità.autonomiesuisse ritiene che la sovranità della Svizzera sia indispensabile per assicurare e aumentare il benessere di chiunque vi abita. È auspicabile concludere accordi equi con tutti i partner commerciali forti – come l’UE, gli USA e la Cina – che rendano possibile una situazione «win-win». Per contro, sarebbe un errore strategico mettersi alla mercé di uno di questi partner. autonomiesuisse è pronta a tutelare il punto di vista delle medie imprese, che rappresentano la maggior parte dei posti di lavoro in Svizzera, nella discussione politica europea.    

10. maggio 2021

The Somm Podcast con Hans-Jörg Bertschi: «Gli allarmismi ci allontanano dalla realtà»

Chi firmerebbe un contratto che comprenda il contratto di affitto, il contratto di lavoro, il contratto ipotecario e altri contratti? Praticamente nessuno – afferma il Dott. Hans-Jörg Bertschi, presidente del CdA del Bertschi Group e co-presidente di autonomiesuisse, durante «The Somm Podcast» con il caporedattore della «Nebelspalter» Markus Somm. È proprio questo collegamento di contratti/trattati con una clausola ghigliottina a contraddistinguere l’accordo quadro con l’UE. «In qualità di imprenditore, non ho mai visto un contratto così unilaterale», puntualizza Bertschi. Elencherebbe quasi esclusivamente i doveri della Svizzera e i diritti dell’UE. «L’accordo quadro ci è stato presentato come se fosse solo una cornice intorno agli accordi bilaterali. Così facendo, stravolgerebbe il nostro rapporto con l’UE», sottolinea Bertschi. Comporterebbe infatti un’integrazione parziale nell’UE – e quindi una perdita di autonomia. E l’argomento addotto dai sostenitori, secondo cui gli accordi bilaterali, in mancanza di un accordo quadro, potrebbero essere «compromessi»? Bertschi lo ritiene «un allarmismo molto lontano dalla realtà». Gli accordi bilaterali sarebbero di interesse vitale per l’UE. Inoltre, la Svizzera godrebbe anche di un accordo di libero scambio. Negli ultimi 20 anni, sarebbero aumentate le esportazioni verso la Germania, ma quelle verso gli Stati Uniti sarebbero aumentate ancora di più – sebbene la Svizzera non abbia alcun accordo con gli Stati Uniti. 

02. maggio 2021

La questione europea: l’establishment contro l’ossatura dell’economia

La società svizzera è profondamente divisa sulla questione di come impostare i rapporti con l’UE, a maggior ragione dopo la fase calda del dibattito sull’accordo quadro. Tito Tettamanti, imprenditore, avvocato ed ex Consigliere di Stato ticinese del PPD, analizza i movimenti Progresuisse, Kompass/Europa e autonomiesuisse nel «Corriere del Ticino» concludendo quanto segue: «Da un lato vi è una parte influente dell’establishment nazionale, dall’altro la Svizzera che produce, parti importanti di quella imprenditoria medio-piccola che costituisce l’ossatura della nostra economia (…).» Attraverso una retrospettiva storica, Tettamanti spiega perché la politica europea della Svizzera è stata anche una politica degli equivoci. Definisce la recente comparsa del presidente della Confederazione Guy Parmelin come un «atto di intelligenza politica». Considera, tuttavia, un passo falso e pericoloso che alcuni parlamentari svizzeri vogliano costringere il Consiglio federale a tornare ai negoziati. Ciò acuirebbe la spaccatura nel Paese – e indebolirebbe la posizione della Svizzera nei confronti dell’UE.

29. aprile 2021

Sul piano giuridico, la Frexit è già una realtà

Mentre la Svizzera, con l’accordo quadro, lascerebbe l’ultima parola alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), la Corte suprema amministrativa francese si sta inequivocabilmente opponendo proprio a questo. Secondo la «Nebelspalter», il Conseil d’État insiste sul fatto che la costituzione francese è al di sopra del diritto comunitario e della CGUE. La sentenza chiamata in causa, che riguardava la conservazione dei dati di connessione a Internet, «è uno scandalo per i giuristi che credono nella giurisdizione sovranazionale», scrive la «Nebelspalter». Perché, così facendo, la Francia si aggiunge a una lunga schiera di stati membri dell’UE che hanno difficoltà ad accettare la CGUE. Anche la Germania è uno di questi, quando si tratta di fare i suoi interessi: un anno fa, la Corte costituzionale federale tedesca ha definito una sentenza della CGUE sul programma di acquisti della Banca centrale europea come «arbitraria» e quindi non vincolante. Paul Cassia, professore di diritto all’Università Pantheon-Sorbona, commenta che questa non sarebbe la prima decisione contrastante con il diritto europeo, ma rappresenterebbe una «Frexit» giuridica. Il Conseil d’État avrebbe «deciso apertamente di ignorare il diritto dell’Unione Europea».     

26. aprile 2021

L’UE gioca con le carte truccate

Venerdì 23 aprile 2021, il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha dichiarato che le differenze tra l’UE e la Svizzera in merito all’accordo quadro sono troppo profonde. Ma quali obiettivi ha effettivamente perseguito il Consiglio federale nei negoziati? Era sempre stato reticente in merito, ripetendo costantemente che si trattava solo della protezione dei salari, della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE e degli aiuti di stato. E intanto i media criticavano la Svizzera per non aver mai presentato proposte alla Commissione UE. Nel frattempo, si può parlare di «fake news» da Bruxelles, poiché il «Tages-Anzeiger» rende note le richieste del Consiglio federale, e sembra proprio che la Svizzera le abbia comunicate sia oralmente che per iscritto. Quanto agli aiuti di Stato, sembra imminente un accordo tra Berna e Bruxelles. Ma l’UE era disposta a fare concessioni solo «a condizione che prima venissero risolti gli altri due punti». In parole povere, l’UE è stata intransigente: la Svizzera dovrebbe rinunciare alla protezione dei salari e accettare la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE. Proprio sull’ultimo punto divergono maggiormente le opinioni. La Svizzera ritiene che la libera circolazione delle persone sia limitata ai lavoratori e alle loro famiglie. E invece l’UE vuole imporre il suo concetto di cittadinanza dell’Unione: questo darebbe a tutti i cittadini dell’UE il diritto di soggiorno permanente in Svizzera, compresi i sussidi sociali – anche se non vi hanno mai lavorato. Nonostante le posizioni ampiamente divergenti, la Commissione della politica estera del Consiglio nazionale esorta il Consiglio federale a proseguire i colloqui con Bruxelles. Questo porta autonomiesuisse alla seguente constatazione: sembra che nemmeno i circoli politici entusiasti dell’UE la prendano più in parola. L’UE, infatti, già due anni fa sosteneva che non fossero più possibili altri negoziati in merito all’accordo quadro.

21. aprile 2021

La prima associazione di categoria si oppone all’accordo quadro

Swissmechanic è la prima associazione di categoria ad opporsi ufficialmente all’attuale accordo quadro con l’UE. L’associazione dell’industria metalmeccanica ed elettrica (MEM) rappresenta 1400 piccole e medie imprese con circa 70 000 collaboratori e collaboratrici. In base all’«outing» di Swissmechanic: ampi settori della comunità economica svizzera ritengono più importante la competitività internazionale a lungo termine rispetto ad un guadagno a breve termine in alcuni iter amministrativi nell’UE. Secondo il comunicato stampa di Swissmechanic, l’attuale discussione sull’accordo quadro ruota intorno a considerazioni marginali, mentre viene dimenticato il problema centrale: la fine della sovranità svizzera e il relativo trasferimento del potere a Bruxelles. autonomiesuisse accoglie con favore la chiara presa di posizione di Swissmechanic. Poiché all’associazione di categoria viene probabilmente attribuito un ruolo di «first mover», autonomiesuisse ha espresso un giudizio sulla situazione in un suo comunicato stampa. Ci si può pertanto attendere che anche altre voci del mondo economico si sentano incoraggiate ad impegnarsi per una comunità economica svizzera cosmopolita, vincente e indipendente. Difatti, mentre i comitati economici di autonomiesuisse e Bussola/Europa sono impegnati a contestare l’accordo quadro, quasi nessun rappresentante significativo del mondo economico sosterrebbe tutto ciò.

12. aprile 2021

Il piano B di autonomiesuisse

Chi si oppone all'accordo quadro non avrebbe idea di quale alternativa la Svizzera possa offrire all’UE – questa è una contestazione che i sostenitori fanno spesso. autonomiesuisse ritiene, innanzitutto, di dover aggiungere che molti partner commerciali al di fuori dell’UE apprezzano proprio l’indipendenza della Svizzera. Per loro è difficile capire come mai la Svizzera stia profondendo tanta energia per allinearsi all’UE, piuttosto macchinosa. In ogni caso, autonomiesuisse ha avanzato ora una proposta in un comunicato stampa, che Dominik Feusi riassume così nella rivista «Nebelspalter»: piuttosto che un legame giuridico e politico con l’UE, sarebbe più promettente un accordo globale di libero scambio, che potrebbe coinvolgere anche la ricerca, la formazione, la salute, la sostenibilità e i servizi. Un tale accordo l’UE l’ha concluso con il Canada. Le proposte corrispondono a un documento del think tank di Berna «Forum per la democrazia e i diritti umani» a favore di un «accordo di libero scambio plus», come spiegato nella «Nebelspalter». Vi hanno contribuito anche esponenti di autonomiesuisse. Come gli accordi bilaterali, quello con il Canada garantisce il riconoscimento reciproco delle norme tecniche e degli organismi di prova, nonché l’accesso agli appalti pubblici. A differenza dell'accordo quadro, escluderebbe l’adozione automatica dei diritti, un meccanismo di composizione delle controversie nel quale le decisioni vengano prese dalla Corte di giustizia dell’Unione europea e le clausole ghigliottina. «Inoltre, l’accordo con il Canada contempla disposizioni sulla tutela dei lavoratori e dell’ambiente. La Svizzera persegue un approccio simile con il Regno Unito, da quando è uscito dall’UE», spiega la «Nebelspalter». In quel caso, la Svizzera ha già provveduto con sette accordi a prevenire il deterioramento dei rapporti bilaterali. Ulteriori negoziati sono previsti o in corso. autonomiesuisse intravede, in un accordo alla pari così trasparente, l’opportunità di condurre il modello di successo svizzero verso il futuro. Questo perché l’autonomia politica della Svizzera, i processi democratici diretti e il federalismo – accanto a un partenariato affiatato con l’UE – potrebbero essere mantenuti. Ciò lascerebbe intatti i presupposti per offrire condizioni quadro socio-economiche non uguali, ma addirittura migliori rispetto a quelle dell’UE.

09. aprile 2021

autonomiesuisse chiede al Consiglio federale di non fare promesse affrettate!

In linea con il motto «come lo dico a mio figlio?», la prossima settimana il Consiglio federale ha intenzione di discutere su come il presidente della Confederazione Guy Parmelin ed il consigliere federale Ignazio Cassis il 23 aprile dovranno negoziare con la Commissione UE l’accordo quadro con l’UE stessa. Mancano nuove argomentazioni a favore dell’accordo. A maggior ragione, i sostenitori dell’accordo quadro stanno mobilitando tutte le loro forze per convincere l’opinione pubblica dell’importanza dell’accordo quadro e dell’UE. autonomiesuisse rilascia pertanto un comunicato stampa, rivolgendo un appello al Consiglio federale. L’importante è attenersi ai fatti: il risultato raggiunto nei negoziati non soddisfa le richieste del Consiglio federale. Non chiarisce in modo significativo le questioni di sovranità sollevate da autonomiesuisse. Nel frattempo, con l’uscita della Gran Bretagna l’UE ha perso importanza. Il Consiglio federale deve quindi parlare in modo schietto all’UE, comunicandole che non può portare avanti il presente accordo. Nel farlo, non deve ripetere gli errori del passato. Bisogna evitare impegni e promesse affrettati. Se il Consiglio federale deciderà di rabbonire Bruxelles con un «contentino», sarà il caso di rammentargli che l’UE raggiunge comunque regolarmente un considerevole surplus commerciale con la Svizzera. Serve un nuovo inizio, che la Svizzera deve sfruttare per stabilire la sua posizione. 

07. aprile 2021

Cercasi regalo per Bruxelles?

Il nervosismo dei sostenitori dell’accordo quadro con l’UE sta crescendo. Il presidente della Confederazione Parmelin, infatti, ha intenzione di recarsi a Bruxelles il 23 aprile, accompagnato dal consigliere federale Cassis. Non è ancora chiaro se riprenderanno i negoziati, o se sia piuttosto il caso di comunicare cortesemente che la Svizzera non intende firmare l’accordo quadro. autonomiesuisse prevede la seconda opzione. E poi c’è da chiedersi, come sostiene la rivista «Nebelspalter», se la presidente della Commissione dell’UE, Ursula von der Leyen, avrà del tempo da dedicare agli illustri ospiti di Berna. Innanzitutto, sembra essere certo che il ministro degli esteri Ignazio Cassis non vorrebbe confrontarsi con l’UE a mani vuote. Si tratta di «offrire all’UE il miliardo di coesione, e non solo una tantum, ma pagarlo più volte, rendendolo permanente», scrive la «Nebelspalter». Dal punto di vista imprenditoriale, autonomiesuisse ritiene che, se un Paese deve acquistare l’accesso reciproco al mercato, non si può più parlare di «libero scambio». Quando il Consiglio federale ha intrapreso i negoziati sull’accordo quadro, ha fatto delle promesse a Bruxelles che in una votazione popolare sarebbero state respinte. Errori come questo adesso vanno evitati. autonomiesuisse fa appello al Consiglio federale affinché non firmi un accordo quadro che decreterebbe la fine del modello di successo svizzero e del percorso bilaterale. In quanto voce dell’imprenditoria, autonomiesuisse è pronta a contribuire attivamente al nuovo orientamento della politica europea. A tale proposito, autonomiesuisse ha avviato otto gruppi di lavoro tematici, anche di concerto con Bussola Europa. Ciascuno dei due movimenti valuterà autonomamente i risultati e li introdurrà nella discussione politica. La Svizzera può mantenere il suo vantaggio economico solo imponendo la volontà di preservare una certa autonomia, posizionandosi sulla scena internazionale in modo chiaro e sovrano. 

27. marzo 2021

L’accordo quadro sull’orlo del collasso: tre insegnamenti

Il Consigliere federale Ignazio Cassis potrebbe presto cercare un dialogo sull’accordo quadro con l’UE ai livelli più alti, scrive l’ex diplomatico Paul Widmer nel settimanale NZZ am Sonntag. Non si aspetta molto da esso. Le divergenze sono troppo grandi. Dopodiché Cassis proporrà probabilmente al Consiglio federale in corpore di effettuare un reset completo. «Tuttavia, non si dovrebbe umiliare ulteriormente l’UE con un dibattito spietato in Parlamento e un no popolare», consiglia Widmer: «Ora il compito più urgente della diplomazia è trovare una formulazione rispettosa per l’interruzione.» Dopo l’insuccesso dei negoziati con l’UE, esprime tre requisiti: «Giù le mani da qualsiasi trattato che espanda la sciagurata clausola ghigliottina! Nessuna adozione dinamica dei diritti senza una clausola di salvaguardia praticabile! E nessun trattato che dia alla Corte di giustizia dell’Unione europea la parola decisiva!». Infine, Widmer chiarisce che tutti gli accordi bilaterali continueranno ad essere applicati. Anche l’UE potrebbe essere interessata a nuovi trattati. Tuttavia, dal punto di vista della Svizzera, la loro importanza sta diminuendo. In passato la Germania era il più importante mercato di vendita, ma ora è un testa a testa con gli Stati Uniti. E l’anno scorso le esportazioni verso la Cina hanno superato per la prima volta quelle verso l’Italia e la Francia. Secondo Widmer, la Svizzera dovrebbe esaminare a medio termine anche modelli come un accordo di libero scambio simile al modello canadese. E a lungo termine, non è da dimenticare che il rapporto con l’UE non riguarda solo l’economia, ma anche «uno Stato indipendente».

27. marzo 2021

Prof. Dott. Giorgio Behr smonta gli argomenti dei sostenitori

«Tutti parlano di svantaggi se si rifiuta il trattato. Ma nessuno sa dirmi esattamente quali sono i lati negativi», afferma il Prof. Dott. Giorgio Behr, presidente del CdA BBC Group e co-presidente di autonomiesuisse al giornale Schaffhauser Nachrichten. Nell’intervista, Behr mostra che gli argomenti dei sostenitori dell’accordo quadro di solito non reggono a un controllo dei fatti. Ad esempio, il Regolamento relativo ai dispositivi medici (MDR) dell’UE non si applica affatto ai fornitori svizzeri, ma solo ai «distributori» che vendono prodotti nell’UE. Lo sforzo iniziale per questo sarebbe certamente grande, ma colpirebbe tutte le imprese dell’UE allo stesso modo. Inoltre, le imprese interessate hanno comunque di solito una società affiliata nell’UE. Behr richiama anche l’attenzione sul preambolo dell’accordo quadro. In esso, l’UE indica come obiettivo la «riduzione delle disparità economiche e sociali tra le sue regioni». «Ridurre le disparità anche con la Svizzera è difficilmente qualcosa che i dipendenti giudicheranno di secondaria importanza – parola chiave: calo dei salari», afferma Behr: «La direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE sarebbe il ‹puntino sulla i›». Pertanto, crede che sarebbe meglio sospendere i negoziati e fare un altro tentativo più avanti.

19. marzo 2021

Abbiamo superato ogni limite

La prima mattina della sua pubblicazione, la rinnovata «Nebelspalter», che mira a coniugare «obiettività e umorismo» sotto la direzione di Markus Somm, analizza una tragedia iniziata nel giugno del 2013. Allora, dopo i primi colloqui con Bruxelles, il Consiglio federale stabilì i suoi «limiti» per i negoziati sull’accordo quadro con l’UE. Tra le altre cose, la Svizzera non avrebbe recepito automaticamente il diritto comunitario, non avrebbe accettato una nuova autorità di controllo e non avrebbe permesso a una corte dell’UE di emettere una sentenza vincolante nei confronti della Svizzera in caso di controversie. Era altresì chiaro che le misure di accompagnamento non si sarebbero potute modificare e che la cittadinanza dell’Unione avrebbe rappresentato un «segnale d’allarme». Anche i partiti definirono delle rigide regole del gioco. Come si presenta il bilancio otto anni dopo? «Deludente», conclude Dominik Feusi nella «Nebelspalter». Tutti i limiti definiti sono stati superati. autonomiesuisse auspica un rapporto di reciproco vantaggio con l’UE, nel quale nessun indicatore «oltrepassi i limiti» – e consiglia di investire nel buon giornalismo, con un abbonamento alla rivista «Nebelspalter».

10. marzo 2021

La querelle dei vaccini: «incredibilmente deluso» dall’UE

Dopo le dispute sui vaccini per il Covid-19 all’interno dell’UE e con la Gran Bretagna, ora è l’Australia a criticare aspramente Bruxelles. Il ministro del commercio Dan Tehan ha protestato contro il «protezionismo vaccinale» dell’EU, come riporta «Blick». Tehan si è detto «incredibilmente deluso» dalla decisione dell’Italia di bloccare l’esportazione di 250 000 dosi di vaccino AstraZeneca destinate all’Australia. Il ministro teme che l’UE possa trattenere anche le prossime forniture. E potrebbe aver ragione, visto che il Segretario di Stato francese per gli Affari europei Clément Beaune ha accolto positivamente il provvedimento, che a suo avviso «mostra che noi europei sappiamo non essere ingenui e difendere i nostri interessi». Dal punto di vista imprenditoriale, tuttavia, autonomiesuisse si chiede che valore abbiano gli altisonanti annunci dell’UE nei confronti degli Stati terzi, se nell’affrontare una crisi vengono ignorati in modo sconsiderato i principi fondamentali del commercio equo. Questo dimostra una volta di più che chi fa accordi con un partner del genere deve stare in guardia. 

06. marzo 2021

Esperto in diritto europeo contro il accordo quadro

Praticamente nessuno si è occupato così tanto intensamente dell’accordo quadro tra Svizzera e UE quanto «Carl il Grande» (testuali parole della «NZZ»). E nessuno conosce il diritto comunitario quanto il Prof. Dott. Carl Baudenbacher, per tanti anni Presidente della Corte di giustizia dell’AELS in Lussemburgo. Nel suo libro «Das Schweizer EU-Komplott» (Il complotto svizzero dell’UE) descrive la motivazione della «cerchia elvetica di ufficiali del dipartimento degli affari esteri, politici, funzionari delle associazioni, esponenti dei mass media e professori». Il loro desiderio? «L’ingresso della Svizzera nell’Unione Europea.» In un’intervista rilasciata a «Blick», Baudenbacher ritiene che l’accordo quadro sia «mal impostato». In caso di controversie tra la Svizzera e Bruxelles, l’ultima parola spetterebbe alla Corte di giustizia dell’Unione europea – cioè il tribunale della controparte. Baudenbacher lo ritiene «contrario al diritto internazionale». Secondo la sua opinione, un tale modello di tribunale arbitrale era stato ideato per Ucraina, Moldavia e Georgia. Cosa propone Baudenbacher? «Un annullamento della procedura. Se il Consiglio federale sottoscrivesse l’accordo e poi la votazione popolare andasse a monte, ci troveremmo nel caso peggiore.» Sarebbe meglio analizzare i possibili scenari, senza precludersi alcuna interpretazione. 

05. marzo 2021

Il caporedattore del NZZ: «L’accordo quadro è fallito»

L’accordo quadro con l’UE è un «cavallo morto», che il Consiglio federale dovrebbe smettere di cavalcare, scrive nel «NZZ» il suo caporedattore, Eric Gujer. La colpa sarebbe del Consiglio federale, che non avrebbe formulato una valutazione dell’accordo. Anche i partiti PS, PLR e il centro vogliono aggirare la questione. «Tutti i loro esponenti hanno, pertanto, perfezionato l’arte di parlare dell’accordo senza dire nulla», ammette Gujer. Laddove non si verificasse «il miracolo di Bruxelles», il Consiglio federale dovrebbe dichiarare il fallimento dei negoziati. Mentre l’ordine di battaglia «UDC contro tutti» si è dissolto, l’UE si dimostra essere sempre più intransigente nei confronti degli stati terzi: «Il gioco di potere è diventato più importante della diplomazia che persegue risultati.» La super ghigliottina dell’accordo quadro è quindi particolarmente problematica. In caso di risoluzione, decadrebbero non solo gli accordi bilaterali I, ma anche tutti gli altri accordi, compreso quello di libero scambio. «Ci si potrebbe anche avventurare, se ci fosse un vero rapporto di fiducia. Ma anche i sostenitori di un buon rapporto con l’UE sono diventati più scettici», afferma Gujer. Ritiene, tuttavia, che un vero accordo di libero scambio come quello di cui la Gran Bretagna si è accontentata sarebbe per la Svizzera un «impoverimento, una vera e propria castrazione». Le questioni centrali dell’accordo dovrebbero essere raggiunte, ma con altri mezzi: «Si può giungere a un compromesso accettabile solo se sia Berna che Bruxelles fanno qualche concessione sulle loro massime richieste.»

27. febbraio 2021

Robert Nef: «Cosmopolitismo anziché integrazione parziale»

Robert Nef, membro del Consiglio di fondazione dell’Istituto Liberale di Zurigo, solleva questioni fondamentali in un commento in «Finanz und Wirtschaft»: «L’UE è veramente un progetto orientato al futuro, o non è piuttosto una costruzione superata del dopoguerra (…)?» I mercati interni potrebbero essere considerati come precursori di un’ulteriore apertura – o come una reminiscenza delle guerre commerciali. «Un mercato unico che privilegia l’interno e discrimina l’esterno non apporta vantaggi duraturi a un paese cosmopolita e con una presenza globale.», scrive Nef. Ritenendolo un approccio ostile: «O partecipi, o ti discriminiamo.» Nef ritiene che il libero scambio non necessiti di complicati regolamenti bilaterali, ma piuttosto di principi credibili – come quelli della politica estera svizzera: neutralità, solidarietà, disponibilità e universalità. La conclusione di Nef è in linea con quella di autonomiesuisse: «Nel breve termine, il collegamento ad un mercato interno più vasto può portare vantaggi economici e semplificazioni amministrative per gli esportatori, ma nel lungo termine l’opzione migliore è quella di abbracciare il più possibile il cosmopolitismo.»

20. febbraio 2021

L’ex coalizione europea in frantumi

Per vent’anni il PS, il PPD e il PLR hanno sostenuto i patti bilaterali tra la Svizzera e l’Unione Europea attraverso sette votazioni. Ma sull’accordo quadro questa alleanza va in frantumi, come scrive l’«Aargauer Zeitung».  L’accordo penderebbe «come un’ombra oscura» sulle elezioni 2023. Da un lato, in tutti e tre i partiti si stanno sollevando anche internamente critiche all’accordo quadro. Dall’altro, è sempre più probabile che la segretaria di Stato Livia Leu ottenga risultati sull’accordo quadro non realmente convincenti per il Consiglio federale, che passerebbe la «patata bollente» al Parlamento, deputato a deliberare sul tema. Nella primavera 2023, sei mesi prima delle elezioni, l’accordo quadro sarà sottoposto al giudizio popolare sotto forma di referendum obbligatorio. «Si prevede una bocciatura», analizza l’«Aargauer Zeitung». Uno scenario che i presidenti di partito temerebbero «come il diavolo l’acqua santa». Essi, pertanto, pretendono che il Consiglio federale prenda chiaramente posizione.

10. febbraio 2021

Micheline Calmy-Rey: «La Svizzera non avrebbe più margine di manovra»

Intervistata dalla NZZ, l’ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey confronta l’accordo sulla Brexit con l’accordo quadro. «In virtù degli accordi bilaterali, la Svizzera è più strettamente legata all’UE rispetto al Regno Unito con l’accordo di libero scambio», afferma, criticando il fatto che l’accordo quadro prevede il coinvolgimento della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) per la risoluzione delle controversie. Il suo ruolo svaluterebbe quello del tribunale arbitrale: «L’accordo sulla Brexit dimostra che un meccanismo di arbitrato può essere diverso da quello auspicato dall’UE». Inoltre, Calmy-Rey critica il fatto che l’accordo di libero scambio del 1972 sarebbe subordinato all’accordo quadro. La politica del PS è però molto dura anche con il Consiglio federale e afferma che «a questo proposito potremmo prendere esempio da Boris Johnson». I tre punti nell’agenda del Consiglio federale (protezione dei salari, direttiva sulla libera circolazione, aiuti di stato) non sono sufficienti. La questione della sovranità resta comunque un problema. E non è «giustificabile» neanche la clausola ghigliottina, sottolinea Calmy-Rey: «L’UE avrebbe in mano un forte strumento di pressione e alla fine la Svizzera non avrebbe più margine di manovra». Analogamente all’ex ministra degli esteri, autonomiesuisse chiede che, come ultima linea difensiva di fronte all’UE, l’accordo di libero scambio non venga integrato nell’accordo quadro. Da evitare anche un’estensione della clausola ghigliottina. E ciò che è possibile per la Gran Bretagna in quanto a meccanismo di arbitrato, dovrebbe esserlo anche per la Svizzera.

09. febbraio 2021

Gli euroturbo si trovano improvvisamente isolati

I sostenitori dell’accordo quadro con l’UE si sentono mancare il terreno sotto i piedi, commenta il SonntagsBlick, in primis perché il Consiglio federale non si pronuncia e, in secondo luogo, perché sono scesi in campo nuovi e «pericolosi oppositori». Il leader dell’UDC Christoph Blocher è stato un «avversario comodo» per gli euroturbo perché, essendo un polarizzatore, quasi nessuno voleva schierarsi dalla sua parte. Ma adesso ci sono altri a «dominare la scena», in particolare l’alleanza Kompass/Europa e il movimento autonomiesuisse. Entrambi i gruppi sono di matrice centrista, raccolgono simpatizzanti tra le fila dell’imprenditoria e stanno rapidamente acquistando nuovi membri. Per i sostenitori dell’accordo si tratta di un «incubo». «Nel fronte dei sì si aggira persino la paura che l’accordo possa naufragare già in Consiglio federale», sospetta il Sonntagsblatt. La ministra di giustizia Karin Keller-Sutter «è molto critica sull’accordo». autonomiesuisse ha l’impressione che gli ultimi sostenitori dell’accordo quadro tendano più a salvarsi la faccia che a presentare dei validi argomenti. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) deve trovare una soluzione per uscire dall’impasse in cui si è infilata.

08. febbraio 2021

Giudice a Strasburgo: «Attenzione, qui c’è un problema»

L’ex giudice federale svizzero Andreas Zünd è stato eletto alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU). In un’intervista su «20 minuti», mette in guardia sull’accordo quadro. È particolarmente critico nei confronti del tribunale arbitrale proposto, che sarebbe soggetto alla giurisdizione della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). Motivo: «Perché questo metterebbe la giustizia svizzera in una posizione più debole rispetto a quelle nazionali degli stati membri dell’UE. La nostra giustizia sarebbe praticamente sorvegliata da un comitato misto di ufficiali e funzionari per quanto concerne il diritto dell’Unione.» Zünd ritiene ciò «tecnicamente non ben risolto» e si chiede: «Vogliamo legarci e cedere la sovranità?» In qualità di giudice si dovrebbe trattenere. Ma avrebbe detto: «Attenzione: c’è un problema che avrà peso per molto tempo.»

07. febbraio 2021

Thomas Egger: «Ogni insediamento aziendale sovvenzionato dovrebbe essere esaminato da una nuova autorità centrale»

L’accordo quadro con l’UE è decisamente «fuori da ogni regola», afferma l’ex Consigliere nazionale del PPD Thomas Egger, Direttore del Gruppo svizzero per le regioni di montagna, nel «Walliser Bote». Secondo la bozza dell’accordo quadro, le regole sugli aiuti di stato fanno riferimento all’accordo sul trasporto aereo e a tutti gli accordi futuri. Eppure, in «precipitoso zelo» secondo Egger la Svizzera sta già esaminando tutte le misure di promozione dell’energia idroelettrica per verificare se siano compatibili con le regole dell’UE sugli aiuti di stato. Egger teme che, se dovesse aggiungersi anche un accordo sui servizi, probabilmente comporterebbe la fine delle garanzie statali per le banche cantonali e delle partecipazioni di maggioranza della Confederazione alle poste, alle FFS e a Swisscom. Con l’accordo quadro, la Svizzera dovrebbe istituire una nuova autorità indipendente per esaminare gli aiuti di stato. Le conseguenze avrebbero un’ampia portata: ogni insediamento sovvenzionato di una nuova azienda dovrebbe essere denunciato all’autorità. «Quest’ultima deciderebbe in modo definitivo sull’ammissibilità o meno della sovvenzione», scrive Egger. Questo processo riflette la mentalità di Bruxelles, in base alla quale il potere è concentrato nell’amministrazione. Piuttosto di un ritocco superficiale, sarebbe più onesto «un vero e proprio nuovo inizio in cui la Svizzera e l’UE si possano confrontare su un piano di parità». 

03. febbraio 2021

Gran parte dell’economia svizzera reagisce

Entrambe le organizzazioni mantello delle imprese, economiesuisse e l’Unione svizzera degli imprenditori, hanno dichiarato oggi alla loro conferenza stampa che continueranno a sostenere l’accordo quadro con l’UE se, nei negoziati, il Consiglio federale riuscirà ad imporre le tre richieste in merito a: protezione dei salari, aiuti di stato e direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE. Gran parte dell’economia svizzera, tuttavia, non condivide questa posizione. La sola autonomiesuisse ha raggiunto i 550 membri dal mondo economico. Va considerato, inoltre, che da inizio anno è operativa anche l’alleanza Bussola/Europa. In un comunicato stampa, autonomiesuisse espone nuovamente la sua visione imprenditoriale a lungo termine in merito all’accordo quadro. Il problema di fondo consiste nel trasferimento irrevocabile del potere a Bruxelles. La perdita della sovranità segnerebbe la fine del modello di successo svizzero, a favore della «mediocrità europea».     

31. gennaio 2021

Adesso preme sul freno anche Economiesuisse

Senza dare nell’occhio, Economiesuisse ha smorzato la sua posizione sull’accordo quadro. Finora l’organizzazione mantello delle imprese avrebbe esortato il Consiglio federale a «firmare in fretta» il trattato con l’UE. Adesso si parla di «aspettare e riconsiderare». Il giornalista Dominik Feusi descrive la svolta nell’atteggiamento di Economiesuisse nel «Sonntagszeitung». Ora che l’elenco di chi si oppone all’accordo quadro cresce rapidamente nelle cerchie economiche, con autonomiesuisse e l’alleanza Bussola/Europa in testa, non è un caso che Economiesuisse voglia ripensarci completamente. Quando saranno disponibili i resoconti della nuova responsabile dei negoziati Livia Leu si dovrebbe procedere ad una nuova valutazione, «anche in merito alla perdita di sovranità». Eppure, i punti critici come la subordinazione alla Corte di giustizia dell’Unione europea e la perdita di sovranità non sono nuovi, come si può leggere nella testata domenicale: «Si sono sempre poste queste questioni, da quando l’UE nel 2008 ha sollecitato la definizione di un accordo quadro istituzionale.»

28. gennaio 2021

Prof. Dott. Carl Baudenbacher: «scendere dal piedistallo»

È proprio uno dei massimi esperti di diritto europeo e internazionale, il Prof. Dr. iur. Dr. rer. pol. h.c. Carl Baudenbacher, presidente della Corte di giustizia dell’AELS dal 2003 al 2017, a descrivere in punta di penna le insidie dell’accordo quadro Svizzera-UE. Nei negoziati con l’UE i britannici hanno dimostrato che nelle questioni di sovranità non si deve transigere, afferma Baudenbacher nel «Weltwoche». Ritiene la supposizione del Consiglio federale, secondo cui la Brexit non avrebbe nulla a che vedere con l’accordo quadro, del tutto sbagliata – e adesso «completamente indifendibile». Dopo la Brexit, il Consiglio federale dovrebbe rivalutare il tutto. Senza la Gran Bretagna, infatti, l’UE del 2021 non sarebbe più quella del 2012. «Come è noto, il Consigliere federale Didier Burkhalter, sostenuto dal Segretario di Stato Yves Rossier, ha iniziato la sua corsa verso l’UE nel dicembre 2012. Adesso però è arrivato il momento di scendere dal piedistallo. Abbiamo, infatti, raggiunto un vicolo cieco.»

28. gennaio 2021

Peter Spuhler: «Se fossi un Consigliere federale interromperei tutto ciò»

No, non intende proprio diventare Consigliere federale, ha confermato Peter Spuhler, CEO e presidente del CdA di Stadler Rail e co-presidente di autonomiesuisse, al moderatore televisivo Urs Gredig durante la trasmissione della SRF «Gredig direkt». Spuhler, comunque, sa fin troppo bene cosa farebbe come Consigliere federale nei negoziati con l’UE: «Adesso interromperei i negoziati sull’accordo quadro.» Sarebbe a favore del percorso bilaterale con l’UE e riterrebbe un accordo quadro «non grave di per sé». Ritiene importante mantenere dei buoni rapporti con l’UE, ma la Svizzera «non deve sottomettersi». Spuhler ha affermato testualmente: «La Corte di giustizia dell’Unione europea non si pronuncerebbe mai a favore della Svizzera. Lo abbiamo già visto con l’equivalenza reciproca delle borse.» Secondo la sua valutazione, la popolazione svizzera non accetterebbe mai un tale accordo.

24. gennaio 2021

La «manovra diversiva» del Consiglio federale rischia di fallire

Da destra a sinistra, si esorta il Consiglio federale a premere il tasto reset sull’accordo quadro Svizzera-UE. Perché il Consiglio federale, nelle rinegoziazioni, si limita «proprio e soltanto» a tre punti? Se lo chiede il giornalista Niklaus Ramseyer su «Infosperber», fornendo delle risposte. Perché il Consiglio federale «ritiene che sia il modo migliore per dialogare ancora un po’ con l’UE» e per «poter placare tre importanti gruppi del Paese che si oppongono al trattato con l’UE» – i sindacati, i partiti borghesi e i Cantoni. Eppure, la «manovra diversiva» rischierebbe di fallire, e «l’elefante nella stanza» dell’accordo quadro sarebbe proprio la perdita di sovranità. I tre punti del Consiglio federale andrebbero considerati «come tre topolini nell’angolo della stanza». Solo i verdi liberali ed Economiesuisse avrebbero esortato il Consigliere federale Ignazio Cassis a firmare rapidamente il trattato con l’UE. «Con tali dichiarazioni, è più probabile che l’associazione indebolisca il sostegno che riceve dal mondo economico, piuttosto che rafforzare quello per l’accordo quadro con l’UE», sottolinea Ramseyer. Degli «imprenditori rinomati» avrebbero creato «l’astuta controproposta che sa usare le parole» chiamata autonomiesuisse. Un comitato simile sarebbe l'alleanza Bussola Europa. Durante la sua visita a Bruxelles, la nuova responsabile dei negoziati, la Segretaria di Stato Livia Leu, non avrebbe incontrato la presidente della Commissione dell’UE Ursula von der Leyen. Non ci sarebbe stato nemmeno un responsabile dei negoziati per la Svizzera. «L’UE si limita a negare la necessità di negoziare o riprendere a negoziare in merito all’accordo quadro con la Svizzera.» All’incontro con LEU, l’ufficio di presidenza dell’UE avrebbe mandato solamente il vice capo di gabinetto. «In questo modo Bruxelles ha voluto far capire alla rappresentante svizzera che nell’accordo quadro c’è ben poco spazio per negoziare sui topolini – figuriamoci sugli elefanti.»

23. gennaio 2021

Il nuovo presidente della CDU critica la democrazia diretta

Il nuovo uomo forte del partito più influente d’Europa, il presidente confermato della CDU Armin Laschet, critica da anni la democrazia diretta in Svizzera. Come riferisce l’«Aargauer Zeitung», è contento che la Germania abbia una «Costituzione molto più intelligente». Su tutti i canali ha già messo in guardia nei confronti del voto sui diritti fondamentali. «Per fortuna» la Legge fondamentale tedesca non lo permette. Le «questioni complesse» non si possono risolvere con il voto. Dopo il recepimento dell’iniziativa popolare contro l’immigrazione di massa del 2014, Laschet ha dichiarato al «Rheinische Post», riferendosi alla Svizzera: «Chi si esprime contro i tedeschi e gli altri cittadini dell’UE non può trarre profitto dagli affari con la Germania.» Cosa pensa autonomiesuisse di questa propaganda psicologica? Laschet lascia trasparire la sua concezione di essere umano: ritiene che le opinioni dei politici professionisti valgano di più rispetto a quelle della popolazione. Nel contempo, sembra sottrarsi da un ampio discorso politico, rivelando altresì una conoscenza piuttosto scarsa della politica economica. Che la politica diretta, infatti, sia «non solo valida, ma migliore» rispetto alle «alternative realistiche» è «ampiamente dimostrato a livello teorico ed empirico», come scrive ad esempio il Prof. Dr. Reiner Eichenberger, professore di economia all’università di Friburgo, in una raccolta di colleghi austriaci (2019). Sta di fatto che, quanto a competitività e benessere, la Svizzera è in vantaggio su tutta l’Europa. Le dichiarazioni di Armin Laschet sono un motivo in più per non firmare il presente accordo quadro con l’UE, che comprometterebbe la sovranità svizzera e i diritti democratici diretti. Se si suppone che i giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea concepiscano la politica come Laschet, sarebbe ingenuo sperare in una sentenza «equilibrata» in caso di controversie giuridiche. 

23. gennaio 2021

Ai sostenitori dell’accordo quadro mancano gli argomenti

«Gli oppositori dell'accordo quadro hanno il sopravvento», commenta Francesco Benini nello «Schweiz am Sonntag». Pertanto, considera l’«associazione economica autonomiesuisse» ed il comitato «Bussola Europa» come alleanze estremamente incisive. Ritiene che la Svizzera stia diventando più scettica. «La controparte rimane incredibilmente in silenzio. Nessuno è disposto a spiegare in che misura la perdita di sovranità, che la Svizzera sta rischiando, sarebbe compensata da altri vantaggi», afferma con obiettività Benini. In un’intervista al NZZ, il ministro degli esteri Ignazio Cassis sarebbe apparso sulla difensiva, evitando la questione della composizione delle controversie da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea. «È troppo poco. I sostenitori del trattato devono cercare argomenti migliori se vogliono vincere la battaglia», conclude Benini. Gli oppositori, infatti, si starebbero già adoperando per affondare il trattato.

23. gennaio 2021

In Svizzera si stanno formando nuovi movimenti

Mentre i partiti borghesi perdono la bussola e le associazioni economiche si scontrano, nel vuoto si fanno largo dei nuovi movimenti borghesi, scrive il «NZZ am Sonntag» in un’analisi. In merito all’accordo quadro, entrambi i gruppi hanno una posizione opposta rispetto a quella dell’associazione mantello dell’economia economiesuisse. Prima si sarebbe formata autonomiesuisse, poi l’alleanza Bussola Europa, sostenuta dai fondatori del Partners Group. «Economiesuisse rappresenta l’opinione di pochi gruppi industriali. Ma noi non guardiamo al prossimo trimestre, abbiamo obiettivi a lungo termine», la testata cita Hans-Jörg Bertschi, co-presidente di autonomiesuisse. Secondo Bertschi, molti membri del movimento provengono dagli «ambienti del PLR, ma sono insoddisfatti delle posizioni del gruppo parlamentare del PLR in merito all'accordo quadro.»

18. gennaio 2021

Un ex diplomatico: perché i britannici hanno negoziato meglio

È possibile paragonare l’accordo di Brexit con l’accordo quadro Svizzera-UE? «Sotto diversi aspetti i due accordi differiscono sensibilmente. Ma alcuni elementi possono essere paragonati», ammette l’ex diplomatico Paul Widmer in un commento sull’«NZZ». Entrambi gli stati perseguono un accesso vantaggioso al mercato interno dell’UE (…). Ed entrambi, secondo Widmer, «si trovano ad avere a che fare con un partner negoziale che ha ripetutamente dichiarato di non voler rinunciare alla rispettiva offerta». Il divieto di confronto è stato posto per un preciso motivo: «La Svizzera se la cava male» – nella sostanza, ma anche nello stile. Boris Johnson ha giocato il tutto per tutto nonostante la Gran Bretagna, a differenza della Svizzera, in caso di fallimento dei negoziati sarebbe restata priva di un trattato. «Se i nostri negoziati dovessero fallire, resterebbero in vigore 120 accordi bilaterali.» Il Consiglio federale si è accontentato troppo in fretta di piccole concessioni, continua Widmer in modo critico. L’errore fatale lo ha commesso a giugno 2019, quando ha accolto con favore la bozza dell’accordo esigendo solo piccole modifiche in fatto di protezione dei salari, accesso ai sussidi sociali e aiuti di stato ed evitando di menzionare i problemi fondamentali, vale a dire l’adozione dinamica dei diritti e il ruolo della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) in caso di controversie. In qualità di candidato al Consiglio federale, Ignazio Cassis aveva citato la necessità di effettuare un reset completo ma, conclude Widmer: «Purtroppo fino a oggi non l’ha fatto. Eppure sarebbe stato l’unico modo per salvare l’accordo quadro.»

18. gennaio 2021

autonomiesuisse accoglie con favore la nuova iniziativa di «Bussola/Europa»

Mentre il Consiglio federale sceglieva di negoziare con l’UE unicamente «chiarimenti» da apporre al testo dell’accordo quadro, si è formato un secondo comitato economico decisamente contrario a tale accordo, riporta il «Tages-Anzeiger». Presentatosi al pubblico come «Bussola/Europa», esso ha per portavoce volti noti come Kurt Aeschbacher e Bernhard Russi. Promotore del comitato è Alfred Ganter, tra i cofondatori della holding Partners Group. Ad esso hanno nel frattempo aderito 250 personalità dell’economia e della società civile. Le argomentazioni di Ganter sono simili a quelle sostenute da autonomiesuisse: la Svizzera ha un reddito pro capite a parità di potere di acquisto superiore del 30 percento rispetto all’UE perché opera in modo diverso dall’UE. autonomiesuisse accoglie con favore l’iniziativa. Essa dimostra che l’economia svizzera non sostiene l’accordo quadro. Il fronte degli imprenditori a favore di una Svizzera indipendente e aperta al mondo cresce.

16. gennaio 2021

Sempre più esponenti del PLR si schierano contro l’accordo quadro

A Berna la maggioranza della frazione PLR continua a sostenere l’operato del Consiglio federale. La consigliera nazionale Christa Markwalder e il consigliere nazionale Kurt Fluri sono dell’opinione che la composizione della controversia dinanzi al tribunale arbitrale costituisca un fatto «estremamente positivo», afferma l’«Aargauer Zeitung». Secondo la medesima fonte, Fluri ritiene che la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) possa evitare gli atti di arbitrio. Tali argomentazioni sono tuttavia insufficienti. autonomiesuisse chiarisce che: in primo luogo la composizione della suddetta controversia è stata derivata direttamente dall’accordo dell’UE con l’Ucraina. Nell’ambito di tale accordo l’UE giustificò il meccanismo con l’assenza di un ordinamento giuridico sufficientemente consolidato, al contrario di ciò che avviene con la Svizzera. In secondo luogo, in presenza di atti di arbitrio quali ad esempio l’equivalenza reciproca delle borse, la Svizzera deve essere in grado di difendersi in modo efficace – e non accettare passivamente le decisioni della Corte di giustizia della controparte. Consideriamo positivo che il Consigliere agli Stati del PLR Thierry Burkart, che contesta il parere della CGUE, stia ricevendo sempre maggior supporto. Ad esempio da parte dei Consiglieri agli Stati Martin Schmid e Thomas Hefti nonché dei consiglieri nazionali Maja Riniker, Marcel Dobler, Peter Schilliger e Christian Wasserfallen. Come ha correttamente osservato l’«Aargauer Zeitung»: «Diversi imprenditori liberali che contestano l’accordo si sono uniti al comitato autonomiesuisse recentemente fondato.» 

15. gennaio 2021

Pierre-Yves Maillard: «Sarebbe più onesto ricominciare i negoziati da capo»

L’appoggio a favore dell’accordo quadro si sta sgretolando su diversi fronti. Dopo che il Consigliere agli Stati del PLR Thierry Burkart ha spostato il dibattito sulla perdita di sovranità, sempre più politici di diverse fazioni si stanno dichiarando contro l’accordo che il Consiglio federale invece caldeggia. Adesso, nelle testate di CH Media, anche il Presidente dell’Unione sindacale e Consigliere nazionale del PS Pierre-Yves Maillard afferma che «sarebbe più chiaro e onesto perseguire una completa rinegoziazione». Ritiene che, in una votazione popolare, l’accordo non avrebbe chance. La Gran Bretagna ha negoziato un accordo di Brexit con l’UE in cui la Corte di giustizia dell’Unione europea non detiene alcun ruolo. Ciò dimostra che «ci sono altre logiche possibili». A questo proposito, autonomiesuisse ha pubblicato un comunicato stampa e invita gli attori della politica a ripensare il loro rapporto con l’UE.

14. gennaio 2021

Il Consigliere agli Stati Thierry Burkart: «L’UE merita una risposta schietta»

Dopo la stipula dell’accordo di libero scambio tra Gran Bretagna e UE è tempo ora di «giudicare la situazione senza il paraocchi» scrive il Consigliere agli Stati del PLR Thierry Burkart su alcune testate di CH Media come il «St. Galler Tagblatt» a commento dell’accordo quadro tra Svizzera e UE. È inutile cercare di ignorare «l’elefante nella stanza»: «Il vero problema (…) è la perdita di sovranità». Gli svantaggi di questo accordo quadro superano i vantaggi. La Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) potrebbe in futuro giudicare diritto e decisioni politiche anche nei casi in cui essi siano solo marginalmente interessati dal diritto europeo, prosegue l’avvocato Burkart. Di fatto le autorità svizzere assumerebbero una posizione «ausiliaria» rispetto all’UE. Il Consiglio federale farebbe bene a informare in maniera schietta l’UE che il presente accordo quadro non ha chance di essere accolto presso gli attori politici. autonomiesuisse condivide pienamente la valutazione di Burkart e ha pubblicato a questo proposito un comunicato stampa. Obiettivo di autonomiesuisse è costruire con l’UE una cooperazione proficua e a lungo termine su un piano di parità, orientata a realizzare un partenariato di reciproco vantaggio.

12. gennaio 2021

Senza la corrente svizzera, la Germania rischia il «blackout»

L’UE minaccia di interrompere i negoziati con la Svizzera in merito a un accordo quadro sull’energia elettrica. I sostenitori dell’UE asseriscono che la Svizzera necessita di ulteriori accordi bilaterali al fine di garantire la sicurezza di approvvigionamento. Ricerche condotte dal quotidiano tedesco «Die Welt» mostrano tuttavia che è vero esattamente il contrario. Secondo tali ricerche, l’UE non può permettersi di fare della Svizzera un’isola in fatto di approvvigionamento: «L’Unione Europea dipende dall’infrastruttura energetica svizzera molto più di quanto la Svizzera dipenda dal mercato energetico europeo.» Per questo l’UE avrebbe originariamente incoraggiato l’avvio dei negoziati. In qualità di «piattaforma per l’interscambio di energia elettrica» la Svizzera rappresenta in Europa uno dei principali paesi di transito dell’elettricità. Il suo territorio è attraversato dall’11 percento dell’energia elettrica europea. Il paese è inoltre «indispensabile» anche nel ruolo di accumulatore elettrico per l’approvvigionamento energetico europeo. I laghi alpini che svolgono funzione di stoccaggio idroelettrico contribuiscono in misura ragguardevole a stabilizzare l’oscillante produzione energetica ecologica derivante dai settori eolico e solare di tutta Europa. Senza la Svizzera, in particolare la Germania rischia il «blackout». 

09. gennaio 2021

Presto a Londra saranno nuovamente negoziate le azioni svizzere

La Svizzera sta conducendo colloqui con la Gran Bretagna sull’equivalenza reciproca delle borse, come riferisce il «NZZ am Sonntag». Va ricordato che, a metà 2019, l’UE voleva intensificare le pressioni su Berna affinché firmasse l’accordo quadro. Per questo motivo ha negato alla Borsa svizzera la cosiddetta «equivalenza». I titoli dell’UE non potevano più essere negoziati sulle borse svizzere. Come stato membro dell’UE, la Gran Bretagna si è vista costretta a rinunciare ad alcuni dei titoli più negoziati, come Nestlé e Roche. La Svizzera se l’è cavata con poco. In risposta, il Consiglio federale ha vietato la compravendita di titoli svizzeri sulle borse dell’UE, aumentando vertiginosamente il giro d’affari nella borsa svizzera. L’UE si è data la zappa sui piedi. Già a febbraio dovrebbe riprendere la compravendita dei titoli svizzeri a Londra, la più grande piazza finanziaria d’Europa. autonomiesuisse consiglia: Adesso sarebbe opportuno avviare anche un programma di scambio per studentesse e studenti con la Gran Bretagna. Delle 35 migliori università del mondo, sei si trovano in Gran Bretagna e due in Svizzera – ma nessuna nell’UE. Il Consiglio federale sarebbe nella posizione di dare un taglio alle provocazioni dell’UE in merito al programma Erasmus Plus. 

09. gennaio 2021

Capo economista della Confederazione: «La Svizzera ne uscirà indenne»

L’emergenza coronavirus ha colpito duramente anche le aziende svizzere – ma sembra che se la stiano cavando meglio delle imprese dei Paesi confinanti. Eric Scheidegger, capo economista della confederazione, prevede per la Svizzera, secondo il «NZZ am Sonntag», una contrazione dell’economia di circa il 3 percento. La Germania e l’Austria hanno accusato una contrazione doppia, pari al 6 percento. In Francia e in Italia, l’economia è addirittura arretrata tre volte tanto, riportando un meno 9 percento. Per l’anno in corso e per il prossimo Scheidegger si dichiara ottimista. Prevede per la Svizzera un miglioramento congiunturale dal 3 al 4 percento. Scheidegger conferma così implicitamente quanto dichiarato dal cancelliere austriaco nel mese di giugno (notizie del 12 giugno): La Svizzera può reagire alle crisi in modo più tempestivo e mirato rispetto all’UE. autonomiesuisse commenta: L’agilità ha già aiutato la Svizzera ad uscire rapidamente dalla crisi finanziaria. E fornisce un vantaggio anche in termini di impulsi all’innovazione. Ecco perché non possiamo mettere a repentaglio l’ultracentenario modello di successo svizzero, allineandolo all’UE tramite il presente accordo quadro.    

08. gennaio 2021

Tito Tettamanti: «Brexit era prevedibile»

Nel «Corriere del Ticino» l’ex Consigliere di Stato e imprenditore Tito Tettamanti commenta la Brexit in punta di penna. Accennando alle argomentazioni di autonomiesuisse, sostiene che l’accordo dei britannici dimostri come, nei negoziati con l’UE, si ottengano risultati migliori se li si affronta senza timore reverenziale e senza paura di ricatti. Osserva, poi, che il divorzio tra Gran Bretagna e UE era prevedibile – «non tanto per le controversie sui diritti di pesca (…) ma piuttosto perché le due parti hanno opinioni opposte su cosa sia lo stato.» Per «rimanere sé stessa», la Gran Bretagna non avrebbe avuto altra scelta che optare per la Brexit. A detta di Tettamanti, l’UE peccherebbe di internazionalismo, nonché del «potere dei tecnocrati», che vorrebbero limitare sempre di più i diritti democratici. Il contro-modello ritiene sia una visione che rispetti la democrazia, la storia, i valori, l’economia e le convinzioni anche degli stati più piccoli. Come in Inghilterra, anche in Svizzera sarebbe «evidente l’incompatibilità tra i due concetti.» Laddove l’Inghilterra difende la sovranità nei confronti dell’UE, quindi, «noi svizzeri dobbiamo esserne grati».

07. gennaio 2021

«Risveglio primaverile» nelle cerchie economiche

«Se si confrontano i risultati dei negoziati tra il Regno Unito e la Svizzera, si rimane quasi sconvolti da quanto male la Svizzera abbia negoziato con l’UE», afferma Hans-Jörg Bertschi, co-presidente di autonomiesuisse, al «Weltwoche». Il presidente del CdA del gruppo Bertschi Gruppe, il «gigante segreto della logistica internazionale», con circa 3100 dipendenti e un fatturato di un miliardo, sottolinea i vantaggi della Svizzera nella concorrenza globale con l’UE. Se immagina che un giorno in Svizzera possano sussistere le stesse condizioni che nell’UE, «dovrei raccomandare alla prossima generazione di gestire gli affari globali da una piazza economica più aperta, come Singapore.» Bertschi ritiene che le argomentazioni di economiesuisse a favore dell’accordo quadro siano insufficienti. Sono caratterizzate da grandi gruppi, i cui dirigenti di solito non sono responsabili in qualità di proprietari, spesso non sono svizzeri e non capiscono la democrazia diretta.

06. gennaio 2021

Gli aeromodellisti hanno messo la Svizzera in rotta di collisione con Bruxelles

Oltre ai droni, l’UE vuole regolamentare più rigorosamente anche l’aeromodellismo. Ciò ha infastidito il Consigliere nazionale del PLR argoviese Matthias Jauslin. È riuscito a convincere subito sia il Consiglio degli Stati che il Consiglio nazionale. Il Consiglio federale è stato quindi incaricato, tramite una mozione della Commissione, di presentare a Bruxelles una richiesta di deroga al nuovo regolamento UE sui droni. L’«Aargauer Zeitung» scrive a questo proposito: «In virtù dell’accordo bilaterale sul trasporto aereo, la Svizzera è tenuta ad adeguare costantemente le proprie norme alla legislazione dell’UE. Se si rifiuta, nel peggiore dei casi l’UE può sospendere l’intero accordo.» La questione sarebbe un buon banco di prova per l’adozione dei diritti nell’accordo quadro istituzionale, che Jauslin sostiene. Se l’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC) non riuscisse a risolvere queste semplici eccezioni, questo la direbbe lunga sui nostri rapporti con l’UE. Commento di autonomiesuisse: «Interessante che un esponente del PLR si batta per i 15 000 appassionati di aeromodellismo, mentre il gruppo parlamentare del PLR auspica l’accordo quadro, che ci legherà le mani in questioni simili e molto più importanti. La decisione, infatti, spetta alla controparte – la Corte di giustizia dell’Unione europea.»

04. gennaio 2021

Oswald Grübel: «La Svizzera non ha bisogno di un accordo quadro con l’UE»

Il Brexit deal non ha sorpreso né i mercati finanziari né lui, rivela Oswald Grübel, ex CEO delle grandi banche svizzere Credit Suisse e UBS, originario della Germania Est, in un’intervista al «Luzerner Zeitung». «C’erano troppi interessi finanziari in gioco da entrambe le parti. Solo i burocrati dell’UE hanno cercato di rappresentare al pubblico una realtà diversa per ragioni tattiche durante i negoziati.» Grübel trae conclusioni chiare per la Svizzera, ritenendo che non abbia bisogno di un accordo quadro con l’UE. In base alle sue testuali parole: «La Svizzera non dovrebbe sottomettersi ai dettami della Corte di giustizia dell’Unione europea senza motivo.»

29. dicembre 2020

Analisi esclusiva del Prof. Dott. Carl Baudenbacher per autonomiesuisse

Il Regno Unito è riuscito a bandire dal trattato Brexit il meccanismo Ucraina previsto dall’UE, che contemplava la subordinazione alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). Sarà invece coinvolto un vero tribunale arbitrale. I sostenitori dell’accordo quadro istituzionale tra la Svizzera e l’UE sostengono che la Svizzera acquisirebbe un «migliore» accesso al mercato dell’UE rispetto alla Gran Bretagna, quindi in cambio dovrebbe «ingoiare» la CGUE. Questa posizione non è accettabile, come evidenzia il Prof. Dr. iur. Dr. rer. pol. h.c. Carl Baudenbacher, ex presidente della Corte di giustizia dell’AELS, in un’analisi per autonomiesuisse. Con l’accordo quadro la Svizzera sarebbe relegata nella lega degli «Stati vicini» alla stregua di Ucraina, Marocco e Libia. L’Ucraina non partecipa al mercato interno dell’UE, ma è stata costretta a sottostare alla CGUE. La Gran Bretagna voleva uscire dal mercato interno dell’UE, eppure l’UE ha cercato di imporre la CGUE ai britannici. Anche alcuni esponenti dell’UE ammettono che questo tipo di «tribunale arbitrale» nell’accordo quadro è solo un camuffamento. Non è «onesto, da parte della Berna federale, parlare di percorso bilaterale, quando oramai da tempo è diventato unilaterale», osserva Baudenbacher.

27. dicembre 2020

I critici dell’UE hanno motivo di respirare un’aria nuova

Nessun giudice straniero, nessun diritto straniero: i britannici hanno escluso dall’accordo Brexit le clausole che più disturbano i critici dell’attuale accordo quadro Svizzera-UE. «I critici dell’UE esultano – troppo presto?», si chiede il «NZZ am Sonntag». Il giornale spiega come autonomiesuisse, per le questioni di sovranità politica, auspichi una soluzione simile a quella ottenuta dal Regno Unito. Lo fa citando politici ed economiesuisse, ma in quanto al governo si limita ad un «no comment». «NZZ am Sonntag» ritiene, tuttavia, che il paragone con il Regno Unito zoppichi. Sta di fatto che il trattato Brexit contempla accordi di accesso al mercato paragonabili all’accordo quadro e agli accordi bilaterali ed ha una struttura simile al trattato CETA tra UE e Canada. Fin dall’inizio, con il Regno Unito l’UE ha insistito sulla subordinazione al meccanismo Ucraina presso la Corte di giustizia dell’Unione europea. Il Regno Unito, però, ha fortemente contestato questa pretesa ed è riuscito ad imporsi.

26. dicembre 2020

Ex-diplomatico: il Consiglio federale deve rinegoziare

Il Brexit deal lancia un segnale positivo per la Svizzera. Questo è quanto ha dichiarato a «20 Minuten» l’alto diplomatico svizzero di lunga data Paul Widmer. Ritiene che valga la pena difendere la propria posizione con perseveranza. Non bisogna «lasciarsi impressionare dai tentativi di intimidazione da parte dell’UE». L’UE avrebbe ribadito più volte di non essere disposta a fare alcuna concessione – per poi scendere a nuovi compromessi. «Ma proprio su questo punto il Consiglio federale, a mio avviso, è entrato in un vicolo cieco quando, a giugno, ha sostanzialmente accolto con favore l’attuale accordo quadro, esigendo migliorie solamente in tre aree», sostiene Widmer. Anche se l’UE non venisse incontro alla Svizzera, il Consiglio federale non dovrebbe firmare il presente accordo quadro. La Svizzera si troverebbe, infatti, in una posizione più favorevole rispetto al Regno Unito: «120 trattati continueranno a disciplinare le relazioni bilaterali tra l’UE e la Svizzera anche in futuro. (...) Abbiamo tutto il tempo per continuare a negoziare.»

25. dicembre 2020

autonomiesuisse accoglie con favore l’accordo sulla Brexit

Alla vigilia di Natale, Bruxelles e Londra hanno siglato un accordo di libero scambio. Si creano così nuovi margini di manovra per i negoziati Svizzera-UE. Sugli elementi cruciali, infatti, il Regno Unito ha fatto valere i propri interessi. Contrariamente all’attuale accordo quadro Svizzera-UE, l’accordo Brexit prevede la composizione delle controversie politiche senza l’intervento della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). Il trattato Brexit, inoltre, non contempla un’adozione dinamica del diritto comunitario da parte del Regno Unito. Infine, gli accordi Brexit non contengono clausole ghigliottina – presenti invece nell’accordo quadro Svizzera-UE – finalizzate a esercitare pressioni sulla controparte. Inoltre, poiché la libera circolazione delle persone non è parte integrante del trattato, non si applica la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE. Nel complesso, durante le trattative sulla Brexit le questioni di sovranità politica sono state in gran parte disciplinate nel modo auspicato da autonomiesuisse per l’accordo quadro Svizzera-UE. In un’ottica imprenditoriale, la sovranità è imprescindibile per il successo a lungo termine dell’economia svizzera. L’accordo Brexit dimostra che sussiste un potenziale di negoziazione con Bruxelles.

18. dicembre 2020

Il piano B di autonomiesuisse conquista gli imprenditori

Mentre Economiesuisse insiste sull’accordo quadro con l’UE, Hans-Jörg Bertschi, imprenditore e co-presidente di autonomiesuisse, ritiene questa posizione troppo poco lungimirante, come riferisce il quotidiano «Schaffhauser Nachrichten». «In gioco non c’è solo l’accesso al mercato, ma anche la sovranità della Svizzera», spiega Bertschi. «La sovranità ci serve per poter definire autonomamente le nostre condizioni quadro economiche, per evitare che vengano dettate da Bruxelles.» L’accordo quadro le assimilerebbe alle condizioni significativamente peggiori dell’UE. Come piano B rispetto all’accordo quadro, Bertschi ipotizza, ad esempio, un accordo economico e di libero scambio (CETA), come quello negoziato tra l’UE e il Canada. Ciò coprirebbe gran parte di quanto attualmente disciplinato dagli accordi bilaterali – senza che la Svizzera debba recepire in modo dinamico il diritto comunitario e sottostare alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Se l’accordo quadro dovesse fallire, «un accordo di libero scambio sarebbe certamente un’ovvia alternativa», ammette persino Monika Rühl, presidente della direzione di Economiesuisse. Come riportato dallo «Schaffhauser Nachrichten», sia Markus Gross, direttore di Zanol GmbH, azienda fornitrice di tecnologie medicali, che Marcel Fringer, imprenditore e presidente dell’Unione cantonale delle arti e dei mestieri di Sciaffusa, vedrebbero con favore un accordo di libero scambio. Fringer sostiene altresì che la Svizzera dovrebbe approfondire le relazioni commerciali con i Paesi al di fuori dell’UE. Nel contempo, gli imprenditori ribadiscono che la Svizzera, in quanto parte dell’Europa, non dovrebbe isolarsi.

29. novembre 2020

Tito Tettamanti: il Consiglio federale in un vicolo cieco?

L’ex Consigliere di Stato e imprenditore Tito Tettamanti delinea nel «Corriere del Ticino» l’operato infelice del governo nei negoziati con l’UE. Ritiene che la maggioranza del Consiglio federale sia contraria al presente accordo quadro, ma voglia salvare la faccia nei confronti dell’UE – «che non è una democrazia come la nostra e dove il potere della burocrazia è notevole». Potrebbe togliere la testa dal cappio, ribadendo con così tanta risolutezza i suoi tre punti da far sì che l’UE respingesse l’accordo. Tettamanti, tuttavia, considera realistico un altro scenario: il Consiglio federale si accontenta delle modifiche di facciata e firma con umiltà. Lasciando al popolo la soluzione definitiva, per potersi giustificare con Bruxelles: «Questa è la democrazia.» 

28. novembre 2020

Il Consiglio federale esita di fronte alle questioni di sovranità

Il Consiglio federale rompe il silenzio di fronte al Parlamento in merito all’accordo quadro, come riferisce il «Neue Zürcher Zeitung». Eppure, nonostante le pressioni esercitate dall’economia, dalla politica e dalla società, evita di affrontare le questioni di sovranità con l’UE. Vuole trattare solo i tre argomenti in discussione dall’estate 2019, ovvero la protezione dei salari, gli aiuti di stato e la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE. Così facendo, il Consiglio federale si posiziona dietro ai «giudici stranieri». Autonomiesuisse teme che stia rischiando di trasformare l’accordo quadro in una votazione popolare. Nella sessione invernale, il Parlamento dovrebbe lanciare un segnale a favore di un migliore accordo quadro. Bisogna tutelare la democrazia diretta per non compromettere il modello di successo svizzero, che vanta le migliori condizioni quadro economiche.

26. novembre 2020

Lo storico di Oxford sostiene la Confederazione

René Scheu, responsabile dell’inserto culturale del «Neue Zürcher Zeitung», esamina il libro del professore di storia ad Oxford Oliver Zimmer «Wer hat Angst vor Tell? Unzeitgemässes zur Demokratie» (Chi ha paura di Tell? L’anacronismo della democrazia). In base a tale libro, il Parlamento avrebbe poco da riferire all’UE. Oltre al Consiglio europeo, dominato da Germania e Francia, le corti UE stanno ampliando i propri poteri in continuazione. Giudici non eletti attuano politiche economiche, sociali, occupazionali e migratorie, senza una base costituzionale, interferendo così addirittura nella sovranità di uno stato non membro dell’UE, la Svizzera. La conclusione di Zimmer, come riportato dal «NZZ»: adottando l’accordo quadro, «nobiliteremmo» ulteriormente i «giudici estranei». Questo comporterebbe «la fine della democrazia così come la conosciamo». Da tempo, però, è il piccolo ad essere promettente, non ciò che è centrale. «Perché la Confederazione dovrebbe darsi all’arcaico proprio quando è diventata più moderna che mai?»

21. novembre 2020

La posizione di autonomiesuisse sta riscuotendo un grande consenso

Da quando si è presentato al pubblico il 13 novembre 2020, il movimento autonomiesuisse, radicato nell’imprenditoria e nell’economia svizzera, ha scatenato una vera e propria valanga di servizi giornalistici in tutte le regioni del Paese e al di là dei suoi confini. Come risultato, il numero dei membri è raddoppiato nel giro di pochi giorni. La copresidenza rimane a disposizione per spiegare come mai il presente accordo quadro comprometterebbe i vantaggi economici della Svizzera. 

15. novembre 2020

Il Consiglio federale cade nella trappola

Il Consiglio federale intende perseguire ancora il dialogo con la Commissione UE. Cerca di salvare l’accordo quadro – se l’UE fa ancora concessioni sulla protezione dei salari, sull’accesso ai sussidi sociali e sugli aiuti di stato. «Probabilmente raggiungerà gran parte di ciò che chiede – rimanendo poi intrappolato», commenta l’ex ambasciatore Paul Widmer sulle pagine del «TagesAnzeiger», aggiungendo: «Quello che sembra essere un successo in realtà è un fallimento.» Ritiene, infatti, che questo accordo comporti un’enorme perdita di sovranità. Quanto ai problemi fondamentali, come l’adozione dinamica dei diritti ed il ruolo della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) in caso di controversie, non è stata cambiata «nemmeno una virgola». Se l’accordo dovesse essere ratificato, la Svizzera non potrebbe più tornare indietro: «Potrebbe solo entrare completamente nell’UE.»

13. novembre 2020

autonomiesuisse lancia una campagna per un accordo quadro migliore

Ampi settori dell’economia svizzera temono che, in seguito al presente accordo quadro con l’UE, la Svizzera possa perdere i suoi vantaggi concorrenziali. Per questo motivo, gli imprenditori e i rappresentanti del mondo economico centrista hanno dato vita all’iniziativa autonomiesuisse. Durante una conferenza stampa tenutasi il 13 novembre 2020 nel Palazzo federale, il Dott. Hans-Jörg Bertschi - presidente del CdA Bertschi Group, il Prof. Dott. Martin Janssen - presidente del CdA Ecofin Group, Marco Romano - Consigliere nazionale Ticino, Kristiane Vietze - segretario del CdA Baumer Group e consigliera cantonale Turgovia, e il Dott. Hans-Peter Zehnder - presidente del CdA Zehnder Group AG, hanno presentato la loro campagna per un accordo quadro migliore. Il loro obiettivo è sensibilizzare la politica e la popolazione, utilizzando soprattutto i social media. autonomiesuisse sta ampliando il suo numero di membri ed è a disposizione per richieste da parte dei media e per eventi. 

10. novembre 2020

La Svizzera dovrebbe chiedere un accordo sul modello del Canada?

Come partner commerciale, il Canada è molto meno importante per l’UE della Svizzera. Eppure il Canada è riuscito a concludere un accordo vantaggioso con l’UE – il CETA – che va ben oltre un accordo di libero scambio, interessando molti degli ambiti trattati nei nostri attuali accordi bilaterali. Contrariamente al presente accordo quadro tra la Svizzera e l’UE, si fonda su una clausola d’arbitrato bilaterale alla pari ed esclude punti controversi come la protezione dei salari e la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE. Il «Tages Anzeiger» ha confrontato i due accordi nei dettagli. 

24. ottobre 2020

Accordo quadro: una «missione impossibile»?

Il Consiglio federale ha sostituito il negoziatore dell’accordo quadro istituzionale, Roberto Balzaretti, con Livia Leu; la sua posizione, tuttavia, rimane poco chiara. «La cosa più stupida che possa succedere ora sarebbe che la Signora Leu avesse successo nei negoziati a Bruxelles e che l’UE mollasse sui tre punti secondari lasciando però irrisolta la questione della sovranità», commenta Arthur Rutishauser, caporedattore del «Tages-Anzeiger». A suo parere, c’è bisogno di un mandato chiaro per rinegoziare anche questi punti. Perché non potremmo «permetterci un lockdown nella politica europea».

21. ottobre 2020

Micheline Calmy-Rey: «Non precipitiamoci a Bruxelles»

L’accordo quadro con l’UE «annullerebbe tutti i risultati di anni di fruttuosa collaborazione della Svizzera con l’UE. Non saremmo trattati diversamente da un qualsiasi altro Paese terzo al quale vengono imposti controlli e pareri vincolanti della Corte di giustizia dell’Unione europea...», scrive Micheline Calmy-Rey, Consigliera federale e Capo del Dipartimento federale degli affari esteri dal 2003 al 2011, sul settimanale «Weltwoche». Calmy-Rey ritiene che non ci sia «assolutamente alcuna fretta» di firmare un accordo, piuttosto consiglia di guardare al modello inglese, di trovare un’intesa interna e poi di rinegoziare l’accordo «a fondo».

12. ottobre 2020

Andenas/Baudenbacher: «Uno Spazio Economico Europeo dei poveri»

Mads Andenas, professore dell’Università di Oslo, e Carl Baudenbacher, ex presidente della Corte di giustizia dell’AELS e arbitro indipendente, scrivono sulla «NZZ» che l’accordo quadro presenta elementi di iniquità. Ma cosa si intende per «accordo iniquo»? Gli esperti fanno questo esempio: nel 1842 le potenze occidentali sconfissero la Cina nella prima guerra dell’oppio, costringendola a un accordo con pesanti minacce. Così la Cina dovette sottostare alle corti di giustizia britanniche e americane. Questo trattato diede il via a un’epoca chiamata dai cinesi «il secolo dell’umiliazione».

Andenas e Baudenbacher concludono affermando che l’accordo quadro è una sorta di «Spazio Economico Europeo dei poveri».

11. ottobre 2020

Nessuna certezza del diritto, ma piuttosto incertezza

A un’attenta lettura dell’accordo quadro istituzionale emergono i suoi evidenti punti deboli, scrive Paul Aenishänslin, direttore della Società Svizzera di Public Affairs (SSPA), sul quotidiano «Der Bund». A suo parere, con questo accordo le relazioni tra la Svizzera e l’UE non acquisterebbero basi sicure, ma si indebolirebbero. L’UE, infatti, potrebbe revocare l’accordo con la Svizzera in qualsiasi momento, annullando di conseguenza anche l’accordo di libero scambio del 1972. La Svizzera diverrebbe quindi ricattabile, nel senso del Re degli Elfi di Goethe: «E se tu non vuoi, ricorro alla forza».

07. ottobre 2020

Una nuova rete di imprenditori contro l’accordo quadro istituzionale

Nel giro di 25 anni Alfred Gantner, Marcel Erni e Urs Wietlisbach hanno trasformato il Partners Group in un’azienda globale con un giro d’affari miliardario, leader nel campo del private equity. Ora il trio ha deciso di costituire una rete contro l’accordo quadro istituzionale insieme a «centinaia di imprenditori», secondo quanto riportato dall’«Aargauer Zeitung». Alfred Gantner sostiene che le associazioni economiche non rappresentano gli interessi della Svizzera e nemmeno dell’economia nel suo complesso. Se, a livello politico, egli si definisce «piuttosto centrista», gli imprenditori che si oppongono all’accordo quadro sono invece politicamente indipendenti.

06. ottobre 2020

Rudolf Strahm: «Ricette contro il pressing dell’UE»

Già il giorno dopo il rifiuto dell’iniziativa per la limitazione promossa dall’UDC, Bruxelles ha dato l’ultimatum al Consiglio federale chiedendogli di firmare quanto prima l’accordo quadro istituzionale. Tuttavia, sulle pagine del «Tages-Anzeiger», l’ex supervisore dei prezzi ed ex Consigliere nazionale del PS Rudolf Strahm avverte che non si tratterebbe della «continuazione del percorso bilaterale», come «gli affabulatori dell’UE vogliono farci credere, ma di una violazione procedurale di tutti i gli accordi bilaterali». Strahm considera l’accordo un «trasferimento di sovranità a Bruxelles riguardante normative future di cui oggi non conosciamo per nulla il contenuto». Di conseguenza, suggerisce tre mosse al Consiglio federale: chiarire chi deve occuparsi dei negoziati, proporre emendamenti concreti al testo dell’accordo e decidere in quali casi desidera far fallire l’accordo.

28. settembre 2020

«Il no all’iniziativa per la limitazione non è un sì all’accordo quadro»

L’elettorato ha chiaramente respinto l’iniziativa per la limitazione. Meno chiaro appare invece il risultato del voto. Ivana Pribakovic ha chiesto all’ex diplomatico Paul Widmer un parere ai microfoni di «SRF Audio». Egli sostiene che il risultato del voto mostra che il popolo è a favore dei trattati bilaterali, ma ritiene fuorviante giungere alla conclusione che si debba quindi procedere a spron battuto alla firma dell’accordo quadro. «Una critica sostanziale all’accordo quadro da parte di un ex Consigliere federale ed ex responsabile svizzero dei negoziati non sorprende considerato il risultato», ha dichiarato Widmer. Se è vero che il Consiglio federale aspira a delle modifiche, «si tratta soltanto di una cura dei sintomi che non va alla radice del problema. Questo accordo ci costringerebbe a recepire in modo dinamico il diritto comunitario e a sottometterci al tribunale arbitrale dell’Unione europea.»    

19. settembre 2020

Johann Schneider-Ammann: «L’accordo quadro limita troppo la sovranità»

«Perché mai abbiamo abbozzato un accordo quadro istituzionale così squilibrato (...)?», si chiede Johann Niklaus Schneider-Ammann sulla Neue Zürcher Zeitung. L’imprenditore, che dal 2010 al 2018 è stato anche Consigliere federale, è tanto più sorpreso ritenendo che «nessun altro Paese europeo, compresi gli stati membri dell’UE» sia meglio integrato in Europa della Svizzera. Il Consigliere federale ha ammesso la necessità di «chiarimenti» in merito alla protezione dei salari, alla direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE e agli aiuti di stato. «Ma queste tre domande non sono affatto esaustive», il già Consigliere federale scrive: «Nei (post-)negoziati bisogna assolutamente affrontare anche la questione fondamentale della sovranità dello stato.» Ritiene che si sia perso l’equilibro a discapito della Svizzera: «Non dobbiamo aderire all’UE, e nemmeno prepararci a farlo con un accordo quadro istituzionale squilibrato.»

29. luglio 2020

Sergio Ermotti: «Questo accordo quadro? No.»

«È a favore dell’accordo quadro istituzionale?», «Weltwoche» ha chiesto a Sergio Ermotti, da tempo CEO di UBS e presidente designato di Swiss Re. La risposta: «Nella forma odierna? No, perché non avrebbe la maggioranza.» Lascia inoltre intendere di considerare la neutralità «non trattabile».

«Non dobbiamo scendere a compromessi su questo punto, anche se nel breve termine questo comporta costi e difficoltà. La Svizzera non deve lasciarsi ricattare. Dobbiamo avere sempre un piano B», ha ribadito Ermotti rivolgendosi alla politica.

19. luglio 2020

Cosa dovrebbe imparare la Svizzera dalla Germania

L’integrazione dell’UE è spesso dettata dai giudici. Questo è inammissibile – dichiara proprio la suprema corte tedesca, la Corte costituzionale federale: gli «onnipotenti giudici dell’UE» comprometterebbero la sovranità del popolo. Paul Widmer, diplomatico da circa 40 anni, sulla «Neue Zürcher Zeitung am Sonntag» consiglia alla Svizzera di considerare seriamente il segnale d’allarme del più importante Paese dell’UE. Ecco il motivo: l’accordo quadro prevede che, in caso di controversie, l’ultima parola spetti alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Ai britannici l’UE aveva proposto una procedura di composizione delle controversie simile a quella proposta alla Svizzera. L’hanno rifiutata categoricamente. «Un tale inchino non è degno di uno stato sovrano», conclude Widmer.

29. giugno 2020

Il responsabile dei negoziati degli accordi bilaterali II chiede che si riprenda a negoziare

Che oggi l’UE si metta a fare da «moralizzatore» nei confronti della Svizzera è davvero fuori luogo. La Svizzera non deve solo chiarire gli aspetti sostanziali dell’accordo quadro istituzionale, ma anche rinegoziare tutta una serie di punti. È quanto sollecita al Consiglio federale il Prof. Dott. Michael Ambühl, responsabile dei negoziati degli accordi bilaterali II e docente di conduzione dei negoziati e gestione dei conflitti presso il Politecnico federale di Zurigo. Sulla «Neue Zürcher Zeitung» Ambühl sostiene che gli accordi bilaterali I e II, così come l’accordo di libero scambio con l’UE, sono il risultato di negoziati equi. Nell’abbozzare l’accordo quadro istituzionale, però, si sono persi gli interessi della Svizzera. Ritiene che la Svizzera non debba rinunciare alla sua sovranità. Non dovrebbe «firmare un accordo solo per porre fine ai negoziati».

16. giugno 2020

Classifica IMD: la Svizzera rimane competitiva

La Svizzera è uno dei tre Paesi con la più alta competitività – almeno stando alla classifica dell’International Institute for Management Development (IMD). Solo Singapore e la Danimarca occupano una posizione migliore. Due anni fa la Confederazione è passata dal secondo al quinto posto. Da allora si continua a salire. Gli Stati Uniti sono scesi di parecchie posizioni, rimanendo comunque nei Top Ten. Due anni fa gli Stati Uniti erano ancora in testa.

16. giugno 2020

Professore di economia tedesco: «Aspettare e osservare»

La Svizzera dovrebbe momentaneamente mettere da parte l’accordo quadro progettato con l’UE? Il professore tedesco di economia e quattro volte dottore honoris causa Hans-Werner Sinn, ex presidente dell’istituto Ifo di Monaco di Baviera e Professore invitato presso l’Università di Lucerna, condivide questa opinione, come rivela in un contributo video dell’Università di Lucerna. La Svizzera dovrebbe quindi aspettare e vedere come procede la Brexit. La sua posizione negoziale potrebbe uscirne rafforzata. Che la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) debba fungere da organo arbitrale in caso di controversie durante i negoziati, viene visto con scetticismo da Hans-Werner Sinn – se fosse nella Svizzera non accetterebbe in nessun caso.

12. giugno 2020

Sebastian Kurz invidia la Svizzera

Non sorprende che il cancelliere austriaco Sebastian Kurz abbia elogiato il suo pacchetto di aiuti per il coronavirus. Sorprende però la sua spiegazione del perché l’Austria è in ritardo rispetto alla Svizzera: «Nell’emergenza coronavirus, l’Austria non può prestare aiuto con la stessa rapidità della Svizzera perché le norme UE non lo consentono.» L’esperto fiscalista Gottfried Schellmann spiega ciò nel «Neue Zürcher Zeitung»: «La legge sugli aiuti di stato dell’UE sta soffocando il settore delle PMI.» Ai sensi della vigente normativa UE, l’Austria non è autorizzata ad aiutare molte PMI.

06. giugno 2020

Debutta autonomiesuisse

Quella che da tempo è stata un’idea forte adesso ha assunto una forma giuridica: le personalità dell’imprenditoria che invocano la ripresa dei negoziati sull’accordo quadro con l’UE hanno fondato l’associazione «autonomiesuisse – per una Svizzera aperta al mondo, vincente e libera». «Nel nome è già chiaro il nostro impegno per la Svizzera. Richiama altresì Economiesuisse», spiega il Dott. Hans-Jörg Bertschi, presidente del CdA del Bertschi Group. «Abbiamo intensificato le nostre attività perché temiamo che l’attuale accordo quadro con l’UE possa peggiorare notevolmente le nostre condizioni quadro economiche», ribadisce il Prof. Dott. Martin Janssen, presidente amministrativo dell’Ecofin Group. «Buona parte del nostro lavoro consiste nel contestare opinioni diffuse ma errate con fatti e numeri», aggiunge il Dott. Hans-Peter Zehnder, presidente del CdA del Zehnder Group. I tre imprenditori formano il comitato direttivo della copresidenza.

29. maggio 2020

Alexandra Janssen rafforza la copresidenza

Alexandra Janssen porta una ventata di aria fresca nella copresidenza, per una Svizzera aperta al mondo, vincente e libera. L’economista e specialista di finanza è partner dell’Ecofin Group. È titolare di una docenza all’Università di Zurigo nell’ambito della Financial Economics e Consigliera di fondazione di una Cassa Pensioni.

23. marzo 2020

I Paesi dell’UE sequestrano le merci svizzere

La pandemia di Covid-19 ha dimostrato che in situazioni di emergenza ogni Paese persegue i propri interessi. Ogni Paese, ad esempio, ha chiuso autonomamente le frontiere senza consultarsi con quelli vicini. La Germania, l’Italia e la Francia, inoltre, hanno bloccato alla frontiera svizzera le forniture di prodotti farmaceutici – senza tener conto delle norme vigenti. Molte merci, infine, sono state sequestrate in Paesi dell’UE.

07. marzo 2020

Peter Spuhler: «Così non lo sottoscriverei!»

Peter Spuhler si è dimesso dalla carica di Consigliere nazionale per concentrarsi sulla sua azienda, la Stadler Rail. Tuttavia non ha abbandonato del tutto l’agone politico. Di recente ha segnalato le insidie dell’accordo quadro con l’UE, che riguardano «non soltanto tre temi scottanti e ampiamente discussi come la protezione dei salari, la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE e gli aiuti di stato», ma anche «la giurisdizione». Come già dichiarato al settimanale «Weltwoche», per lui una cosa è chiara: «Così come è formulato ora, non sottoscriverei assolutamente l’accordo quadro».

25. febbraio 2020

Pressing sulle tecnologie medicali: minacce insignificanti dall’UE?

Dal quartier generale dell’UE, a un giornalista di Tamedia è stata ventilata la minaccia secondo la quale entro il 26 maggio 2020 il Consiglio federale dovrebbe pronunciarsi a favore dell’accordo quadro istituzionale. In caso contrario, i prodotti medicali provenienti dalla Svizzera perderebbero l’accesso al mercato dell’UE. L’ex sorvegliante dei prezzi e Consigliere nazionale Rudolf Strahm ha esaminato i retroscena di questo «ultimatum», giungendo alla conclusione che nella peggiore delle ipotesi le tecnologie medicali svizzere potrebbero essere trattate come quelle provenienti da Paesi terzi – dunque come quelle giapponesi, coreane o statunitensi. Ci sarebbero conseguenze dal punto di vista burocratico, ma tutto sommato gestibili. «Politicamente dobbiamo prepararci ad affrontare in modo flessibile questo pressing sulla politica commerciale da parte delle grandi potenze – che si tratti di minacce da Bruxelles, Washington o Pechino – adottando contromisure intelligenti», scrive Strahm.

14. gennaio 2020

La Corte di giustizia dell’Unione europea tutela il dumping salariale

Nonostante tutte le rassicurazioni, le misure protettive della Svizzera contro il dumping salariale previste dall’accordo quadro potrebbero essere messe ulteriormente sotto pressione da chi non ti aspetteresti – la Corte di giustizia dell’Unione europea. A farlo presupporre è una sentenza che Martin Höpner, ricercatore presso l’Istituto Max Planck di sociologia di Colonia, commenta in un articolo della rivista tedesca di politica economica «Makroskop - Magazin für Wirtschaftspolitik». In realtà anche nell’UE vale il principio «stesso salario per lo stesso lavoro nello stesso luogo». È successo però che le Ferrovie Austriache (ÖBB) abbiano assegnato il catering sui treni a un’azienda austriaca che ha passato l’incarico a un’azienda subappaltatrice ungherese. Nel 2016, un controllo alla stazione centrale di Vienna ha fatto emergere che gli standard minimi di lavoro e retribuzione non venivano rispettati. L’Austria voleva comminare una sanzione all’azienda subappaltatrice, ma la Corte di giustizia dell’Unione europea ha bloccato il provvedimento, sostenendo che «l’Austria violerebbe il diritto dell’UE». Höpner teme che non serva molta fantasia per capire che le aziende potrebbero dare seguito in diversi modi alla strategia commerciale autorizzata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea.

20. dicembre 2019

L’ex capo economista di Economiesuisse critica l’accordo quadro

L’accordo quadro istituzionale rappresenterebbe un attacco nascosto all’accordo di libero scambio del 1972 tra la Svizzera e l’UE, scrive il Dott. Rudolf Walser, ex capo economista di Economiesuisse, sulle pagine del «Neue Zürcher Zeitung». In base all’accordo quadro, bisognerebbe rinegoziare l’accordo di libero scambio e sostituire il meccanismo bilaterale di composizione delle controversie con un meccanismo nel quale la Corte di giustizia dell’Unione europea ha l’ultima parola. La Svizzera perderebbe così la facoltà di stipulare accordi di libero scambio con Paesi terzi – «con notevoli conseguenze negative per l’export svizzero». Walser suggerisce alla Svizzera di seguire il modello del Canada, il cui accordo CETA con l’UE dimostrerebbe che due partner possono regolamentare le proprie relazioni anche senza svendersi.

18. dicembre 2019

Beat Kappeler: «Economiesuisse è sulla strada sbagliata»

L’accordo quadro porterebbe a una «totale perdita di sovranità a causa dell’adozione dinamica dei diritti, della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE (con costi non calcolabili), della rinuncia al ricorso ad altri tribunali e della subordinazione alla Corte di giustizia dell’Unione europea». A sostenerlo in un articolo del settimanale «Weltwoche» è il Dott. Beat Kappeler, economista ed ex segretario sindacale. A suo dire, Economiesuisse agirebbe con un «atteggiamento lagnoso» e sarebbe «strategicamente sulla strada sbagliata». Kappeler ha affermato testualmente: «Se nella storia svizzera per guadagnare cinque franchi in più avessimo sempre ceduto, da molto tempo saremmo una provincia di un Paese vicino».

12. dicembre 2019

Gerhard Pfister: «Serve un accordo migliore»

Il presidente del PPD Gerhard Pfister non si fa remore ad affermare che l’accordo quadro non è in grado di ottenere la maggioranza dei consensi. A infastidirlo, tra l’altro, è il ruolo dominante della Corte di giustizia dell’Unione europea. «Serve un accordo migliore», ha dichiarato sulle pagine di «SonntagsBlick», aggiungendo che spetta al Consiglio federale stabilire come.

16. marzo 2019

Nick Hayek: «Non facciamoci ricattare!»

Chi pone una domanda a Nick Hayek, presidente e membro del consiglio di amministrazione dello Swatch Group, deve aspettarsi una risposta netta. «Non dovremmo farci ricattare», ha dichiarato ai microfoni di «Radio SRF» in merito ai negoziati con l’UE. A suo parere, l’accordo quadro sarebbe più importante per l’UE che per la Svizzera. In un’intervista per le testate «CH Media» ha aggiunto: «Il successo nell’esportazione dei prodotti non ha nulla a che vedere con l’accordo». Secondo Hayek, a risultare determinante sarebbe la capacità dell’industria svizzera di realizzare prodotti innovativi e di alta qualità che godano di grande fiducia; del resto, la Svizzera disporrebbe di condizioni quadro migliori rispetto all’UE.